La grappa del Groppello

Parte 1: le origini.

Nel tentativo di percorrere a ritroso la storia della grappa, bisogna prendere in considerazione due diverse categorie storiche. La storiografia ufficiale, basata su documenti e date, che identifica in modo piuttosto preciso l’origine e l’evoluzione del distillato. La microstoria, costruita nella quotidianità attraverso il succedersi di costumi e generazioni, che trova nella narrazione orale la sua dimensione più significativa.

D’altra parte bisogna ricordare che la grappa è per eccellenza un prodotto della cultura contadina, da sempre segnata dalla tradizione orale. Segreti, scoperte, leggende sono sempre state tramandate nel mondo rurale attraverso la parola. Per questo è proprio l’insieme delle dimensioni del vivere quotidiano e la loro trasmissione, più che la storia ufficiale, ad aver permesso alla grappa di giungere fino a noi. La documentazione scritta privilegia l’asetticità, mentre la narrazione consente di immergersi nell’humus sociale da cui essa proviene.

La grappa nasce dagli scarti della vendemmia (vinaccia). Ancora nel secolo scorso era norma abituale e tollerata che alla servitù e ai braccianti venisse riservato questo prodotto scadente. I contadini per necessità crearono nuove bevande, sfruttando l’ingegno. Con acqua bollente versata sugli scarti ottennero il vinello o, attraverso la distillazione, un liquido fortemente alcolico e aspro, ma anche caldo e inebriante, la grappa.

Vi è dunque un altro motivo relativo alla carenza di documentazione ufficiale. La grappa è nata come merce di contrabbando, in modo che i padroni non scoprissero che il popolo traeva profitto dalla miseria. Per secoli i contadini nascosero la loro scoperta, distillando e bevendo di notte per non essere privati anche degli scarti e non essere oberati dalle tasse.

MARIO DAMONTI

La grappa del Groppello (prima parte)
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Un pensiero su “La grappa del Groppello (prima parte)

  • Marzo 1, 2020 alle 3:40 pm
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