La grappa del Groppello

Parte 2: evoluzione e caratteristiche.

Nel 1739 l’acquavite intraprese definitivamente la strada della legalità. Vittorio Emanuele III di Savoia firmò le patenti che disciplinavano la nascita della corporazione o università dei confettieri e distillatori di acquavite di Torino, con l’obiettivo di regolamentare la produzione artigianale e il commercio. Con lo stesso emendamento tuttavia furono fissati anche i dazi, dando inizio alla diversificazione della produzione industriale del distillato. Da una parte i contadini continuarono a distillare di contrabbando un prodotto che circolava prevalentemente all’interno della comunità. Dall’altra parte, nel 1800, cominciarono a sorgere le grandi distillerie, forti dei progressi tecnologici nel campo della distillazione. Nello stesso periodo, la produzione di vino diminuì, con conseguente aumento del suo prezzo, rendendo conveniente utilizzare il sottoprodotto del vino, la vinaccia.

Ritengo che alla grappa, non sia mai stato dato il giusto valore. La sua immagine è sempre stata «ridotta» e ancora oggi si parla tanto di whisky, rum, cognac, tutti distillati tanto blasonati, che senza la presenza del legno sarebbero prodotti neutri, senza anima né corpo, a differenza del nostro distillato nazionale. Questo è innanzitutto un prodotto di pronta beva e vanta caratteristiche uniche e ineguagliabili. Grazie alle tante varietà di vinaccia derivanti dalle diverse tipologie di uve coltivate sul territorio italiano, la grappa conserva un ventaglio di sensazioni gusto olfattive uniche.

La grappa giovane di Groppello della Valtènesi, all’aspetto visivo è limpida, cristallina e incolore. All’olfatto ha una netta sensazione erbacea di sottobosco che apre a note di frutti di bosco a bacca rossa tra cui spiccano il lampone e le fragoline di bosco. In bocca avvolge il palato piacevolmente con una buona armonia lasciandolo pulito. Buona la persistenza finale.

MARIO DAMONTI

La grappa del Groppello (seconda parte)

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